di Luca La Mantia

In Africa l’uso di cosmetici per schiarire la pelle è diventato un’emergenza

Il mito della “bellezza” a ogni costo non è foriero solo dei disturbi alimentari che portano centinaia di ragazze ad avere un rapporto conflittuale col cibo. Anche nei Paesi e nelle regioni più poveri del mondo manifesti, spot televisivi, web e copertine patinate finiscono con l’influenzare la cultura di massa, creando bisogni, distorcendo la percezione della realtà e, in ultimo, scatenando il problema dell’autoaccettazione.

“Bianco è bello”

Così i canoni del bello si uniformano, le diversità diventano motivo di imbarazzo, le imperfezioni traumi, in una società globale che ha eletto il modello occidentale come l’unico desiderabile. Lo sanno bene in Ghana e in altri Stati africani dove lo “sbiancamento” della pelle da parte delle giovani donne è diventato una vera e propria emergenza sanitaria. Già, perché lozioni, pomate e pillole schiarenti contengono principi attivi (in particolare idrochinone e mercurio) dannosi per la salute. Particolare che, in realtà dominate dall’analfabetismo, viene completamente ignorato, come ha spiegato tempo fa al El Mundo, Pauline Youbouet Yao, presidentessa della Società di Dermatologia e Venereologia della Costa d’Avorio. “Due terzi delle ragazze che usano queste creme non conoscono i rischi dell’uso dei prodotti, perché sono analfabete o hanno frequentato solo le scuole elementari; l’altro terzo invece sa a cosa va incontro ma lo fa comunque per riaffermare la propria bellezza e perché, secondo loro, gli uomini preferiscono le donne chiare di carnagione“. E, infatti, uno studio realizzato dalla stessa Youbouet dimostra che a sottoporsi al trattamento faidaté sono soprattutto donne di età compresa fra i 21 e i 35 anni in cerca di un partner.

Bambini a rischio

Ma c’è dell’altro: sono sempre di più le madri che applicano questi prodotti sui propri bambini per schiarine la pelle. In Ghana la questione è di stretta attualità, tanto che la Food and Drug Autorithy del Paese è dovuta nuovamente intervenire per mettere in guardia fa uso di farmaci sbiancanti. A lungo andare, ha spiegato l’ente che si occupa di valutare le merci che entrano legalmente nel mercato ghanese, questi prodotti possono provocare serie conseguenze sulla salute dei bambini, fino a causare diversi tipi di cancro, quello della pelle, del fegato e del rene. Queste “lozioni miracolose” che nel Paese invadono i mercati, ha chiarito l’autorità in una nota diffusa nei giorni scorsi alla stampa, “sono illegali, nessun prodotto sotto forma di crema, lozione, pillola dalle proprietà schiarenti è ammessa in Ghana e pertanto chi le usa o le assume lo fa a proprio rischio e pericolo”. La preoccupazione nel Paese è forte. Anche perché le creme e le lozioni vengono spesso mischiate fra loro con lo scopo di rendere più forte l’azione sbiancante. La Commissione si sta anche occupando di trovare e vietare le pubblicità illegali di questi prodotti che vengono spesso diffuse dalle radio e dalle televisioni locali, molte volte nelle lingue originali parlate nelle diverse aree del paese, per raggiungere un pubblico più vasto. L’autorità ha poi chiesto ai media locali di impegnarsi seriamente in campagne stampa contro l’uso di questi pericolosi prodotti chimici.

I danni alla salute

Del problema ha parlato più volta anche l’Organizzazione mondiale della sanità, che ha vietato il commercio di creme contenenti una quantità superiore al 2% di idrochinone e mercurio. Abusare si questi prodotti può creare seri problemi di salute. Non solo il cancro ma anche infezioni, acne, smagliature irreversibili, scabbia, insufficienza renale, diabete e assottigliamento dello strato cutaneo. Quest’ultimo è particolarmente serio, specie per le donne che si sottopongono a interventi chirurgici. E, infatti, in Costa d’Avorio sono stati segnalati casi di neomamme morte in sala parto perché i punti di sutura messi dopo il cesareo non hanno tenuto, impedendo la chiusura della ferita. In Sudafrica, invece, è prevista un’impennata di melanomi entro il 2020. Tutto somigliare a modelli di plastica, propinati facendo leva su ignoranza e disperazione.

Fonte: interris

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