Cubomedusa: chi è e dove vive

E’ piccola e trasparente, velocissima con quattro lunghi tentacoli. Di notte si sposta verso la riva perché è attratta dalla luce. Il nome scientifico è Carybdea marsupialis e la sua puntura è molto urticante. Appartiene al gruppo dei cubozoi, lo stesso delle vespe di mare, ossia le meduse killer delle coste dell’Australia, che come dicevamo hanno un veleno mortale, ma per fortuna non è altrettanto pericolosa.

La cubomedusa dell’Adriatico

In questi giorni sono state avvistate delle cubo meduse. Da Marina di Lesina a Peschici, da Vieste a Manfredonia, le spiagge del Gargano sono invase. La scoperta è stata fatta dalla ricercatrice del Cnr di Lesina, Lucrezia Cilenti, che attribuisce le cause della presenza delle meduse all’innalzamento delle temperature.

Le cubomeduse, chiamate anche vespe di mare, si trovano in tutti gli oceani, generalmente in regioni tropicali e subtropicali e in zone costiere poco profonde. La Carybdea marsupialis è una specie distribuita ampiamente in acque tropicali dell’Atlantico e si trova in grandi quantità nel Mar dei Caraibi. Non è una specie comune nel Mediterraneo. Come tutte le cubomeduse è una specie molto urticante.

Cubomedusa: la puntura

Ricapitolando nessun allarmismo perché stiamo parlando di una razza di cubomedusa molto meno pericolosa e non della terribile vespa di mare che con i suoi tentacoli può uccidere un uomo in appena un minuto e ogni anno fa anche settanta vittime.

Le punture della cubomedusa dell’Adriatico sono dolorose ma, per quanto intensi, gli effetti sono di breve durata. Purtroppo essendo quasi trasparenti è molto facile imbattersi nei loro piccoli tentacoli.

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Cubomedusa: cosa fare se si viene punti

Sembra un rimedio della nonna e funziona. Se si viene punti dalla vespa di mare la prima cosa da fare è risciacquare le ferite con abbondante aceto per almeno 30 secondi. È stato dimostrato che questa procedura è in grado di disattivare le tossine presenti nei nematocisti non ancora attivati. In caso di puntura non bisogna assolutamente usare alcool o soluzioni alcoliche sulla ferita. Anche lo sfregamento della ferita va evitato in quanto, come l’alcool, aumenterebbe la diffusione del veleno nell’organismo.

Dominella Trunfio – GreenMe

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