Per chi non lo conoscesse, Alfred Eisenstaedt fu un fotografo tedesco naturalizzato statunitense del 1900 (morì nel 1995), autore del celeberrimo scatto del bacio a Time Square nel giorno della vittoria degli Stati Uniti contro il Giappone (15 agosto 1945).

Lavorando per l’agenzia LIFE, Eisenstaedt si trovò a fotografare la vita quotidiana e le figure di spicco della Germania nazista, e tra queste gli capitò di incontrare nel 1933 Joseph Goebbels: dall’incontro nacque uno scatto memorabile che sarebbe diventato il simbolo di un’intera pagina della nostra storia.

immagine: Williamwaterway/Wikipedia

(sopra, uno scatto che ritrae Alfred Eisenstaedt)

Fu il fotografo stesso a raccontare i contorni di quell’episodio: si era imbattuto nel gerarca nazionalsocialista seduto al tavolino in un hotel a Ginevra, e si era appostato per scattargli qualche foto.

Sulle prime Goebbels si mostrò in un’espressione che potremmo definire quasi gioviale, come si può vedere dalla foto seguente, scattata appunto in quel frangente.

Poco dopo però, l’atmosfera cambiò radicalmente.

immagine: Alfred Eisenstaedt

Appena Goebbels venne a sapere che Eisenstaedt era ebreo, qualcosa cambiò. Probabilmente uno dei suoi collaboratori gli aveva rivelato il cognome del fotografo, e l’uomo aveva facilmente dedotto le sue origini. Fu in quel momento che si rivolse all’obiettivo con uno sguardo così carico di disprezzo da far meritare all’immagine il soprannome “Gli occhi dell’odio“.

immagine: Alfred Eisenstaedt

Il risultato è una fotografia terrificante che racconta un sentimento, un uomo ma anche un’epoca intera, durante la quale venivano eliminati milioni di ebrei secondo un piano, per usare le parole dello stesso Goebbels, “barbarico, ma totalmente meritato“.

Vogliamo chiudere il racconto di questa immagine con le parole dello stesso Eisenstaedt:

“Camminai verso il tavolino e fotografai Goebbels. Fu orribile. Alzò gli occhi e mi lanciò uno sguardo intriso d’odio. Il risultato, però, fu una fotografia ancora più potente.

Mi guardò con quegli occhi rabbiosi e aspettò che io indietreggiassi. Ma io non mi mossi. Se ho in mano una macchina fotografica, non conosco la paura”.

via Curioctopus