Fino a dove è in grado di spingersi il desiderio della mente umana di indagare se stessa e ciò che accade a livello psicologico in determinate situazioni?

Ebbene, non crederete ai vostri occhi, ma oggi abbiamo scelto per voi i 6 esperimenti condotti dall’essere umano su se stesso o su povere cavie animali, che vi dimostreranno fin dove può spingersi l’uomo, pur di indagare come funziona la mente e non solo! Attenzione perché i 6 esperimenti di cui vi parleremo sono i 6 più terrificanti mai portati a termine!

via Curioctopus

1. Esperimento Milgram

immagine: American Psychological Association

Lo psicologo Stanley Milgram ideò uno degli esperimenti di psicologia sociale più controversi della storia, ricondotto alla luce anche dal film Experimenter. L’esperimento prevedeva la presenza di uno psicologo (ossia lo Sperimentatore, che rappresenta l’autorità), un volontario (l’Insegnante, cioè colui che esegue gli ordini dello Sperimentatore) e un attore che impersoni un finto volontario ( l’Allievo, la persona che subisce le decisioni dell’Insegnante).

All’inizio dell’esperimento l’Insegnante e l’Allievo vengono posti in due stanze separate, l’Insegnante ha a disposizione una serie di bottoni, mentre l’Allievo è collegato a un macchinario per la somministrazione di elettroshock. Ad un cenno dello Sperimentatore, l’Insegnante legge coppie di parole, poi rilegge la prima parola di ogni coppia e chiede all’Allievo di completarla con la seconda. Se l’Allievo indovina, l’Insegnante passa alla coppia successiva, se invece sbaglia, lo Sperimentatore sprona l’Insegnante a somministrare una scarica elettrica all’Allievo.

In realtà, è tutto finto: il macchinario non può somministrare elettricità e l’Allievo non può ricevere alcun elettroshock, ma l’Insegnante ha la percezione di stare causando una sofferenza reale all’altra persona, alla quale verrà somministrato un voltaggio sempre maggiore, partendo da un minimo di 15 volt fino ad un massimo di 450 (questo è quanto creduto dall’Insegnante, reso realistico da urla e lamenti finti dell’Allievo).

Per la maggior parte degli psicologi solo il 4% circa dei soggetti testati avrebbe continuato a somministrare scariche oltre un certo voltaggio, ma in realtà la percentuale di soggetti che effettivamente somministrò punizioni da 450 volt superò il 60%. L’obiettivo di Milgram era valutare in che misura gli uomini tendano a mettere da parte la propria coscienza morale di fronte a un ordine proveniente da un’autorità ed egli concluse che i soggetti entrassero in uno “stato d’agente”, ossia si percepivano come meri agenti della volontà di un’altra persona, liberandosi così da ogni responsabilità, ecco perché si sentirono in grado di continuare a torturare l’altro.

2. Esperimento della prigione di Stanford

immagine: Kilchmann Gallery

Philip G. Zimbardo, invece, fu l’ideatore dell’esperimento chiamato “Stanford Prison Experiment”, che si concentra sulla trasformazione del carattere umano, che l’autore ritiene più probabile in nuove  “situazioni sociali”, in cui le forze situazionali sociali sono talmente potenti da riuscire a sopprimere temporaneamente proprie caratteristiche inerenti a moralità, compassione o senso di giustizia.

I ricercatori crearono, per mettere in pratica l’esperimento, una prigione finta nel seminterrato dell’edificio di psicologia della Standford University e selezionarono 24 studenti universitari per svolgere i ruoli di detenuti e guardie, tutti precedentemente sottoposti a test della personalità per eliminare quelli con problemi psicologici, malattie o precedenti criminali e di abuso di droghe. I volontari così aderirono a partecipare per un periodo da uno a due settimane in cambio di 15$ al giorno.

I 24 volontari furono divisi in maniera arbitraria in 2 gruppi: metà guardie e metà prigionieri. Ogni cella ospitava 3 prigionieri, mentre altre camere erano riservate alle guardie carcerarie.  I prigionieri dovevano rimanere nel carcere finto 24 ore al giorno per tutta la durata dello studio, mentre alle guardie furono assegnati turni di 8 ore, lavorando a gruppi di 3 uomini. E mentre ognuno svolgeva il suo ruolo, i ricercatori osservavano il comportamento di tutti con telecamere nascoste e microfoni.

L’esperimento doveva durare 14 giorni, e invece le sue drammatiche conseguenze portarono alla sua interruzione dopo appena 6. Dopo appena 2 giorni si scatenarono i primi episodi di violenza: i detenuti si barricarono all’interno delle celle gridando contro le guardie, mentre queste iniziarono a intimidirli e a umiliarli, costringendoli ad azioni contro ogni decenza. Al 5° giorno i prigionieri mostrarono sintomi evidenti di disgregazione individuale e collettiva: il loro rapporto con la realtà risultava veicolato da seri disturbi emotivi, mentre per contro le guardie continuavano a comportarsi in modo vessatorio e sadico, sembrava che godessero appieno del potere loro concesso, sebbene nessuno dei test di personalità precedentemente somministrati fosse stato in grado di predire un tale atteggiamento.

3. Esperimento sulla relazione di attaccamento di Harlow

immagine: LIFE Magazine

Harry Harlow propose un esperimento che consisteva nell’isolamento di cuccioli di macaco, sottraendoli alla loro madre. I piccoli macachi vennero chiusi in una gabbia ed in essa potevano trovare a loro disposizione solo due sostituti materni: uno era un peluche di stoffa morbida e l’altro era una specie di sagoma di metallo fornita di un biberon, sagoma alla quale le scimmiette affamate si potevano attaccare per succhiare il latte.

Durante l’esperimento si notò che le scimmiette trascorrevano la maggior parte del tempo avvinte al pupazzo di stoffa, anche se era privo di biberon, e si attaccavano alla sagoma metallica solo per nutrirsi. Dopo qualche settimana di completo isolamento le scimmie divennero tristi e spaurite a causa della mancanza di attenzioni e di contatto fisico.

E allora venne dimostrato che la necessità di contatto fisico è un bisogno primario, indipendente dal soddisfacimento dei bisogni fisiologici. Infatti per quelle scimmiette che servirono da cavie per l’esperimento la vita non fu più la stessa: quando divennero adulte svilupparono indifferenza verso i loro piccoli, decidendo di non allattarli, di non proteggerli e alcune arrivarono addirittura a rifiutare la propria progenie, aggredendola.

4. Esperimento Britches sulla cecità

immagine: PETA

Nel 1985 in California, presso l’Università di Riverside degli esperti, nell’ambito di uno pseudo-esperimento sulla cecità condotto a porte chiuse, utilizzarono, tra le tante cavie, un cucciolo di macaco, poi ribattezzato Britches. Strappato dalle braccia della madre, esattamente come il cucciolo dell’esperimento precedente, Britches fu posto in completo isolamento, oltre al fatto che gli vennero cucite le palpebre con un materiale di sutura talmente spesso da causare diverse infezioni.

La decisione di rendere cieca la povera bestiolina e di applicarle un congegno meccanico al cranio, (congengno che emetteva un suono stridente ad intervalli regolari, suono che, ben presto, avrebbe finito col causare nevrosi e crisi d’isteria all’animale) derivava dal fatto che si voleva tentare un esperimento per riuscire a far vedere le persone cieche, creando una sorta di sensore affinché potessero orientarsi per sopperire alla mancanza della vista.

L’esperimento non portò da nessuna parte e fortunatamente Britches fu liberata dalla sua prigionia nel 1985 da alcuni animalisti, ma le nevrosi che sviluppò non le permisero di tornare alla vita a cui fu strappata in tenera età.

5. Progetto Mkultra

immagine: Declassified documents from MKULTRA program

Il progetto Mkultra nacque nel 1953 e consisteva nel cercare di trasformare le droghe, la psicologia, la psichiatria e le scienze sociali in armi al servizio delle spie. Lo scopo dell’esperimento era quello di estrarre le informazioni da un individuo e di essere in grado di cancellarle. Sotto la guida del chimico Sidney Gottlieb del Technical Service Staff della Cia il progetto tentava di raggiungere proprio questo obiettivo.

Per oltre un decennio, quindi, Mkultra condusse ogni tipo di esperimento sul comportamento umano: in alcuni di questi le cavie conoscevano quello a cui stavano andando incontro, in altri assolutamente no. Ad esempio a San Francisco la Cia per anni si servì di prostitute per drogare segretamente i loro clienti, mentre gli agenti preposti osservavano gli effetti di Lsd e altre sostanze. I tecnici di Mkultra somministrarono Lsd anche a ignari avventori di bar, ristoranti e spiagge, offrendo un drink o una sigaretta.

L’esistenza di Mkultra divenne di dominio pubblico solo nel 1975 grazie al lavoro della Commissione Church del senato sulle operazioni illegali condotte da Cia, Nsa e Fbi negli Stati Uniti, ma due anni prima il direttore della Cia Richard Helms aveva ordinato la distruzione dei documenti relativi. Tutto quello che sappiamo ora sul programma deriva dai documenti sopravvissuti, ma sappiamo anche che nel 1972 il responsabile di Mkultra Sidney Gottlieb aveva riconosciuto che quegli esperimenti erano inutili.

6. Esperimento di Tuskegee sulla sifilide

L’esperimento di Tuskegee (Macon County, Alabama), vide centinaia di afroamericani utilizzati come animali da laboratorio. Infatti nel 1932 lo Us Public Health Service decise di condurre uno studio per capire l’evoluzione della sifilide nei maschi che non avevano mai ricevuto trattamenti e la scelta cadde automaticamente sulle comunità rurali afroamericane presenti nel sud del paese.

Dalla città di Tuskegee furono quindi reclutati 399 maschi malati e 201 sani. A questi uomini non fu spiegato che facevano parte di un esperimento sulla sifilide, ma fu detto che sarebbero stati curati gratuitamente dal bad blood, espressione che nel gergo locale comprendeva non solo la sifilide, ma anche anemia e affaticamento. Se si fossero presentati puntualmente agli esami presso il Tuskegee Institute, oltre a essere “curati” avrebbero ricevuto assistenza medica gratuita e pasti caldi. Durante il primo anno dello studio, alcuni uomini ricevettero i trattamenti allora conosciuti per la sifilide, ma poi i medici smisero di somministrarli perché i soggetti dovevano essere studiati fino alla morte senza terapie.

Il 25 luglio 1972 la storia dell’esperimento uscì finalmente sul Washington Star, e così, dopo 40 anni, l’esperimento terminò, facendo posto alle cause legali e al lungo percorso per cercare di riparare l’enorme danno, che causò 28 morti di sifilide, 100 decessi per complicazioni della malattia, oltre a 40 donne infettate e 19 bambini già malati alla nascita.