Un team di ricerca guidato da scienziati italiani ha studiato il cervello di otto connazionali con ipermemoria autobiografica, l’eccezionale capacità di ricordare dettagli insignificanti di un qualsiasi giorno a distanza di anni. Le scoperte sul loro circuito neurobiologico potrebbe aiutare la ricerca a combattere le patologie che colpiscono la memoria.

In Italia ci sono almeno otto connazionali con una eccezionale ipermemoria autobiografica, cioè con la capacità di ricordare senza esitazioni i minimi dettagli di una giornata qualsiasi, anche a distanza di un decennio. Questo loro ‘super potere’ è legato alla possibilità di accedere a tracce mnemoniche non accessibili a chi possiede una memoria tipica, grazie a un circuito prefrontale-ippocampale particolarmente sviluppato. Lo ha dimostrato un nutrito team di ricerca guidato da studiosi della Fondazione Santa Lucia Irccs di Roma, che hanno collaborato con i colleghi dell’Università Sapienza di Roma, dell’Istituto Superiore della Sanità, dell’Università di Perugia e dell’Università della California-Irvine.

Se vi chiedessimo cosa avete indossato e mangiato a cena il 10 luglio 2008, avreste molta difficoltà a rispondere, a meno che quella non sia stata una data particolarmente rilevante della vostra vita, come ad esempio il giorno del vostro matrimonio. Questo perché determinati ricordi si ‘salvano’ nel nostro cervello quando sono associati a emozioni forti (è il motivo per cui tutti noi ricordiamo cosa stavamo facendo il tragico giorno dell’11 settembre 2001). Per chi possiede l’ipermemoria autobiografica (HSAM) il dettaglio delle emozioni intense è del tutto irrilevante, e può riportare alla mente questi dettagli in un istante e senza il minimo sforzo.

A partire dal 2015, gli otto italiani con questa capacità sono stati sottoposti assieme a 21 partecipanti con memoria normo-tipica (gruppo di controllo) a risonanze magnetiche funzionali (fMRi) per svelare i segreti delle loro eccellenti capacità mnemoniche. Lo scopo degli studiosi, coordinati dal professor Valerio Santangelo, docente presso l’ateneo di Perugia e ricercatore della Fondazione Santa Lucia, era analizzare a fondo i loro circuiti neurobiologici per trarne informazioni preziose da sfruttare nella ricerca sulle patologie che compromettono la memoria. Dalle scansioni cerebrali è emersa una superiore capacità ad accedere ad ‘hard disk’ bloccati nel cervello delle persone comuni.

“I risultati dello studio sembrano mostrare che l’ipermemoria consista principalmente nella capacità di accedere, tramite il circuito prefrontale-ippocampale, a tracce mnestiche non accessibili invece agli altri soggetti, spiegando così la maggiore capacità dei soggetti ipermemori di riportare alla luce dettagli infinitesimi del loro passato”, ha dichiarato la professoressa Patrizia Campolongo, coautrice dello studio.

Grazie alle informazioni ottenute, gli scienziati potrebbero essere in grado di “ripristinare un funzionamento adeguato dei sistemi di memoria in condizioni patologiche”, come sottolineato dal dottor Simone Macrì dell’Istituto Superiore di Sanità. I dettagli dell’affascinante ricerca sugli “ipermemori” sono stati pubblicati sull’autorevole rivista scientifica PNAS.

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