Un milanese è appena arrivato a Napoli e vestito di tutto punto, con il suo completo di cotone blu e la sua cravatta rossa a tinta unita, si concede un minuto di contemplazione del Castel dell’Ovo. In mare, poco distante dal castello, una barchetta a remi con il suo pescatore lo aspetta. Per nulla indaffarato a cercare un pesce da tentare, il pescatore si è steso su un grande scoglio a prendere il sole in una giornata che il calendario insiste a dichiarar ottobre, ma Napoli accoglie come se fosse giugno. Il milanese non può resistere e si rivolge al pescatore. «Ehi, tu che fai lì senza far nulla?». E il pescatore, senza sottrarre il volto secco all’abbraccio del sole gli risponde: «Mi riposo». Il milanese insorge, invitandolo a spingere a largo la sua barca e pescare, così da poter poi vendere il pesce al mercato e fare un po’ di soldi. Il pescatore si osserva la mano, mentre lambisce l’acqua sporca, eppure accogliente del golfo e poi risponde: «E poi con quei soldi che ci dovrei fare?».

Il milanese continuerà a suggerire al pescatore nuove strade per lavorare e guadagnare e il pescatore continuerà a chiedere cosa fare con la somma ricavata da tutto quel trambusto. Dalla barca al mercantile, dal mercantile alla flotta, fino alla propria impresa ittica, il milanese si spinge fino a scenari panasiatici, pur di invogliare il pescatore napoletano a prendere in mano il proprio destino. Ma il pescatore continua a chiedere: «E poi con quei soldi che ci dovrei fare?». Alla fine il milanese, infastidito da tanta resistenza e dal sudore che quell’implacabile sole partenopeo gli fa produrre a fiumi sotto il vestito sartoriale, sbotterà in un «Alla fine, con tutti quei soldi ti potrai godere la vita». Il pescatore sorriderà, smorfia di superiorità necessaria a sopravvivere a Napoli, e risponderà: «E io mò che sto facendo?».