Nelle ossa degli arti inferiori abbiamo un sensore che ci ‘pesa’ regolando di conseguenza appetito e metabolismo. Nelle persone sedentarie, a causa della posizione, questa bilancia interna non funziona bene ed è per questo che hanno un maggior rischio di obesità.

Nel nostro organismo, concentrato nelle ossa degli arti inferiori, esiste un sensore che regola l’appetito per farci mantenere un peso costante. Si tratta di una sorta di ‘bilancia’ interna che controlla la massa corporea in base allo sforzo compiuto dagli osteociti: più siamo pesanti, più l’appetito si riduce e il nostro metabolismo viene spinto a consumare i depositi di grasso. Per questa ragione le persone sedentarie, nelle quali la ‘bilancia’ viene ingannata dalla posizione, avrebbero un maggior rischio di obesità. Lo ha determinato un team di ricerca della Sahlgrenska Akademin presso l’Università di Goteborg, Svezia, che in pratica ha identificato il secondo sistema che regola il nostro peso corporeo; il primo, noto da tempo, si basa sull’ormone leptina prodotto dal tessuto adiposo, che gioca un ruolo fondamentale nel controllo dell’appetito e in alcuni processi metabolici.

Ma come hanno fatto a trovare il nuovo sistema? I ricercatori coordinati dal fisiologo John-Olov Jansson sono giunti alle loro conclusioni dopo aver condotto una serie di controversi esperimenti con i roditori. Hanno innanzitutto impiantato un contenitore sotto la pelle degli animali: in una parte dei topi il contenitore è stato riempito con pesi pari al 15 percento del loro peso, negli altri è stato invece lasciato vuoto (gruppo di controllo). In pratica, hanno appesantito i topi artificialmente per far attivare il sensore nelle ossa di cui si sospettava l’esistenza.

Gli animali ‘zavorrati’, tutti topi con un peso normale, hanno così iniziato a mangiar meno, riducendo il proprio peso proporzionalmente a quello dei pesi inseriti nel contenitore sottocutaneo. In parole semplici, la bilancia interna ha ‘avvertito’ il peso supplementare e ha spinto gli animali a ritornare al peso forma. I topi con contenitori vuoti hanno invece continuato a comportarsi normalmente. Per sapere se questo sensore fosse effettivamente posizionato negli arti inferiori, Jansson e colleghi ha fatto lo stesso esperimento con topi geneticamente modificati nel tessuto osseo. Col sensore impossibilitato a inviare segnali al cervello, i topi OGM appesantiti dalla zavorra non sono dimagriti come quelli del primo esperimento.

La scoperta non è fine a se stessa, ma potrebbe aiutare gli scienziati a capire come mai le persone con una vita sedentaria hanno un rischio maggiore di obesità. In pratica, poiché il peso non viene scaricato sulle gambe, la ‘bilancia interna’ non riuscirebbe a comunicare correttamente col cervello. Ciò, ha sottolineato Jansson, “blocca l’attivazione dei meccanismi automatici di riduzione dell’appetito e di aumento del metabolismo che ci farebbero dimagrire”. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica PNAS.

[Credit: geralt]

via ScienzeFanPage