Ci sono utensili che adoperiamo da millenni. Essi non cambiano nel tempo, ciò che si trasforma è la loro destinazione d’ uso. Uno di questi è la cintura di castità, che, in particolare da qualche anno, è tornata in auge per mettere sotto chiave le zone intime sia di donne che di uomini. Si narra che, in procinto di partire per il Santo Sepolcro, i crociati si assicurassero la fedeltà delle proprie mogli applicando loro questi strani arnesi metallici, veri e propri strumenti di tortura dotati di denti acuminati, che ingabbiavano i genitali e costringevano a desistere da intenti lussuriosi persino il più focoso degli amanti. Stendiamo un velo pietoso sulle numerose poverette che, avendo perso il marito in guerra, dunque anche la benedetta chiave, la quale all’ epoca doveva essere piuttosto ingombrante, furono costrette ad indossare e portarsi dietro a vita quella fastidiosa ferraglia, rinunciando ai piaceri della carne, a patto di non recarsi dal ferramenta del villaggio per essere liberate. Riesce difficile credere che tutto questo sia accaduto davvero e che l’ essere umano, pur di evitare il peso delle corna, abbia studiato tale spietato escamotage. Tuttavia, è vero che anche oggigiorno accade che uomini gelosi impongano alle proprie donne burqa integrali e stretta sorveglianza.
A mettere in dubbio l’ uso delle cinture di castità nel Medioevo sono stati gli stessi studiosi, i quali ritengono che si tratti solo di un falso storico, ossia di una bufala. La cintura compare per la prima volta in un manoscritto di un autore tedesco, Konrad Keyser, risalente ai primi anni del 1400 e conservato nella biblioteca di Gottinga (Germania). Il testo contiene dei disegni di strumenti di tipo militare nonché oggetti di fantasia e in quest’ ultima categoria rientrerebbe l’ attrezzo posto a presidio dell’ organo sessuale femminile, che pure esisteva in quel periodo, ma che aveva un valore simbolico. Gli esperti sostengono oggi che la leggenda dell’ uso della cintura di castità si sia diffusa durante l’ Illuminismo e che i reperti archeologi che sono arrivati fino a noi siano dei falsi creati ad arte nel XIX secolo.
È in questo periodo, infatti, come anche nei primi anni del novecento che, sulla spinta di una concezione sempre più peccaminosa del sesso e della masturbazione, si ricorre alle cinture di castità per imporre agli altri o anche a se stessi un rigore morale ed una astinenza altrimenti impraticabili e considerate uniche vie per la salvezza dello spirito. Ed ecco che i modelli cambiano, si evolvono, adattandosi alle esigenze di igiene e di praticità.
Il cuoio sostituisce il ferro, la struttura diventa più leggera, più snella, più pratica. E questi baluardi vengono indossati anche dalle donne che fanno il loro ingresso nelle fabbriche, luoghi prettamente maschili, per proteggersi dal rischio di possibili violenze sessuali.
Tale funzione di auto-difesa resiste tuttora. Nel gennaio del 2016, a Padova, una sessantenne ha chiesto l’ intervento dei vigili del fuoco non senza imbarazzo dato che ad essere salvate dovevano essere le sue parti basse, intrappolate in una cintura di castità del cui lucchetto la disperata aveva smarrito la chiave. Chissà quanti tentativi di liberarsi da quella trappola aveva esperito invano la poveretta prima di vincere ogni pudore e invocare aiuto. I suoi attributi hanno rivisto la luce, ma ella forse non ha più messo il naso fuori di casa per la vergogna. Del resto, le violenze sessuali sono all’ ordine del giorno ed è comprensibile improvvisare qualche rimedio, anche drastico, per tutelare la propria virtù. Intanto i vigili del fuoco di Padova ancora se la ridono.
L’ ingegno dell’ essere umano non conosce limiti. Ed anche la follia. Super gettonate sarebbero le cinture di castità maschili, di solito in acciaio inossidabile, acquistate da moglie e fidanzate smaniose di chiudere in gabbia ciò che i loro partner custodiscono tra le gambe, al fine di assicurarsene la fedeltà assoluta.
«Amore, stasera esco con gli amici», dichiara lui. «Ok, tesoro, tranquillo. Ah, dimenticavo, prima di uscire, vieni qui, così chiudo il lucchetto», raccomanda lei. È forse questo l’ unico modo per scampare al tradimento. Ma anche il metodo più veloce per la deriva del matrimonio. Anche se in molti giurano che la cintura di castità abbia rivitalizzato un’ intimità divenuta monotona e che sia capace di portare il piacere alle stelle. Altri ritengono la consegna della chiave una prova d’ amore da parte della loro dolce metà. Coloro che praticano il Bdsm (Bondage Dominazione, Sadismo e Masochismo), oltre a catene, guinzagli, tacchi affilati, fruste, ricorrono anche alla cintura di castità per dominare o farsi sottomettere dal partner. Il controllo su chi la indossa, che si sente umiliato e costretto, è totale. E, se da un lato, egli – soffrendone – non può fare sesso né ricorrere alla masturbazione finché non sarà il suo carceriere a deciderlo; dall’ altro, tale situazione aumenta la reciproca eccitazione. Di quante diavolerie abbiamo bisogno per divertirci un po’?
In commercio esistono cinture di castità di ogni foggia e materiale, sia per lui che per lei. Vengono acquistate soprattutto online ed i prezzi variano da poche decine a centinaia di euro. Unica avvertenza: duplicare la chiave. Non si sa mai.

di Noemi Azzurra Barbuto – LiberoQuotidiano