Martedì 6 marzo si celebrerà la Giornata Europea della Logopedia 2018 incentrata sulla Comunicazione Aumentativa Alternativa, la pratica clinica che permette alle persone impossibilitate a parlare di tornare a comunicare con gli altri.

Grazie alla cosiddetta Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA), un vero e proprio ‘superlinguaggio’ per chi non può parlare, milioni di persone in tutto il mondo – oltre 800mila in Italia – possono comunicare con gli altri sopperendo al deficit temporaneo o permanente. Proprio a questa forma di supporto è legata la Giornata Europea della Logopedia 2018, che verrà celebrata il 6 marzo con la campagna di sensibilizzazione “Senti chi (non) parla”. In occasione di questo evento, tra il 5 e il 9 marzo oltre a poter seguire incontri e seminari lungo tutto lo Stivale sarà possibile contattare la Federazione Logopedisti Italiani (FLI) sulla pagina facebook e al numero 049.8647936 per domande e dubbi sulla CAA.

Ma cos’è esattamente la Comunicazione Aumentativa Alternativa? Come suggerito dagli stessi logopedisti in un comunicato stampa, si tratta di un ‘superlinguaggio’ che, attraverso una moltitudine di approcci, strategie, tecnologie e strumenti, permette alle persone impossibilitate a parlare di tornare a comunicare. “La CAA – ha spiegato Tiziana Rossetto, presidente della Fli – è un mondo complesso che comprende l’uso di tabelle di immagini e lettere, gesti, oggetti, dispositivi ad uscita vocale”. Si tratta di una procedura altamente personalizzata, flessibile e su misura, che oltre a riabilitare il paziente garantisce un notevole miglioramento della qualità della vita durante l’intero percorso. “Ad esempio – ha aggiunto la Rossetto – si possono usare i residui vocali del soggetto rinforzandoli con l’uso di immagini simboliche. Il ventaglio di opportunità va dalla Lingua dei Segni alle tecnologie assistive, dalla chiusura delle palpebre all’uso di simboli come i Wls (Widgit Literacy Symbols), simboli realizzati con grafica essenziale per esprimere un singolo concetto”.

La CAA è indirizzata a tutti quei pazienti che per varie ragioni non possono comunicare verbalmente, sia adulti che bambini. Tra esse vi sono traumi cranici, ictus, sclerosi laterale amiotrofica, sclerosi multipla, morbo di Alzheiemer, disabilità congenite come i disturbi dello spettro autistico, paralisi cerebrale e via discorrendo. Questa strategia clinica può anche prevenire il declino cognitivo e i disturbi comportamentali legati proprio all’incapacità dei pazienti di poter comunicare con i propri cari e con gli altri, determinando un insopportabile isolamento sociale. Grazie a software avanzati, tabelle con schemi colorati, sistemi con frasi registrate, gesti e moltissime altre procedure c’è una soluzione praticamente per ogni condizione.

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via ScienzeFanPage